HARLEKIN (1975) è uno tra lavori più conosciuti ed apprezzati di Karlheinz Stockhausen per l’originalità della messa in scena e dell’impianto compositivo: il clarinettista, infatti, suona, mima e danza contemporaneamente.

Stockhausen sviluppa il concetto di composizione per Formule già sperimentato, tra gli altri, in MANTRA (1970) ed in INORI (1972): la Formula, estrema evoluzione della serie post-weberniana, è un insieme di note, di dinamiche, di ritmi e di dettagli del fraseggio uniti, come in un organismo vivente, da stretti legami interni bilanciati da precisi calcoli matematici.

L’Arlecchino di Stockhausen non possiede quasi più nulla della maschera della commedia dell’arte: il personaggio che si presenta in scena non si esprime attraverso la parola ma con la musica ed il linguaggio del corpo; di Arlecchino viene rivelato l’aspetto sconosciuto, la sua essenza nascosta, i sette volti del suo spirito. La pantomima, nella sua interezza, diviene una rappresentazione astratta della vita dell’uomo.

La Formula di Harlekin consta di 13 suoni che si evolvono e si modificano, nell’arco di 50 minuti, attraverso sette sezioni alle quali Stockhausen conferisce un titolo preciso.

1a Sezione "Il messaggero di sogno"

Arlecchino entra in scena addormentato suonando un trillo leggero sulle prime note della sua Formula. Percorrendo una spirale ideale e ruotando su se stesso egli aggiunge al trillo iniziale un numero crescente di suoni fino ad eseguire la sua intera melodia in forma contratta: da questa frase disarticolata e priva di ritmo che rappresenta il suo DNA musicale, Arlecchino estrae una ad una le note della Formula bloccandole nell’aria e, svegliandosi a poco a poco su ciascuna di esse, attribuisce loro i parametri di altezza, ritmo e dinamica.

2a Sezione "Il costruttore giocoso"

Rivelata la propria identità musicale, Arlecchino esplora la Formula e lo spazio a sua disposizione attraverso decine di sottili variazioni sottolineate da spigolosi movimenti di danza.

La Formula si distende nel tempo passando da una velocità metronomica di 200 ad una di 36 e scende in modo graduale dal registro acuto a quello grave del clarinetto.

3a Sezione "Il lirico innamorato"

Fermo al centro della scena, Arlecchino suona la Formula nella sua versione originale come per incantare gli ascoltatori e si siede a gambe incrociate con espressione seria.

4a Sezione "Il maestro pedante"

Arlecchino è seduto al centro del palco e scrive la Formula nell’aria cercando di insegnarla agli ascoltatori. Come un vecchio maestro egli vuol essere il più preciso possibile ma continua a sbagliare e si adombra. Questa sezione ha un chiaro intento pedagogico: il pubblico deve concentrarsi su ciascuna nota individuandone altezza, durata e dinamica.

Concluso l’esercizio Arlecchino è felice e si alza in piedi; avendo notato che alla posizione del clarinetto nell’aria corrisponde una precisa altezza delle note si diverte in evoluzioni e prodezze estreme che portano il suo strumento a non funzionare più in modo corretto.

5a Sezione "Il buffone burlone"

Arlecchino, ripreso il controllo del clarinetto, cerca di suonare la nota più acuta della sua melodia ma non ci riesce: la colpa è della dimensione troppo lunga dello strumento. Con stratagemmi folli ottiene il suo scopo e si esalta, saltella, gioca e scherza come un buffone.

6a Sezione "Il ballerino appassionato"

Arlecchino danza, suona contro un vento immaginario, si paralizza in pose fotografiche. Dopo aver insegnato al piede destro la sua Formula, balla con l’accompagnamento percussivo dei piedi distraendosi dal suonare.

7a Sezione "L’esaltato spirito rotante"

Cercando di non essere ascoltato dall’ombra proiettata sul muro di fondo, Arlecchino tenta di ricomporre le note della sua melodia attraverso arpeggi e variazioni. Alla luce dell’esperienza vissuta, però, si rende conto che anche la Formula, così come la sua anima, si è evoluta e modificata. Arlecchino dice addio alle 13 note che lo hanno accompagnato suonandole fortissimo come un urlo disperato e facendole ascendere al cielo con rotazioni vertiginose; giunto alla penultima nota, però, si rende conto che la fine è vicina, che è venuto il momento di andare. Guarda lo spazio in cui è nato e cresciuto, nel quale ha pianto e gioito, imparato ed insegnato ed accetta il suo destino: suona la tredicesima nota, il La sovracuto e, spogliatosi di tutto ciò che possiede, guarda finalmente il pubblico e si inchina ad esso.

Michele Marelli

Esigenze tecniche

  1. - Dimensione ideale del palcoscenico: larghezza 10metri, profondità 6 metri
  2. - Pavimento del palcoscenico possibilmente coperto da "dance floor" di colore scuro e materiale plastico; laddove non fosse possibile, il pavimento deve comunque essere liscio e mai ricoperto di tappeti o moquettes che non diano la possibilità all’esecutore di scivolare con i piedi e rendere, dunque, ineseguibile la parte danzata della pantomima.
  3. - Un "follower spotlight" (occhio di bue) con possibilità di regolare manualmente la dimensione del cerchio proiettato; possibilmente silenzioso.
  4. - Un tecnico luci che segua il clarinettista durante la performance con il "follower spotlight".
  5. - Piccoli faretti da posizionarsi sul fronte del palco (un minimo di tre: uno a sinistra, uno a destra ed uno al centro) che rendano visibile all’esecutore la dimensione del palcoscenico ed i suoi limiti (eventualmente un tubo di led colorati da teatro).
  6. - Buio totale nella sala.

NEW CD RELEASE! HARLEKIN by KARLHEINZ STOCKHAUSEN PUBLISHED BY STRADIVARIUS LABEL

to order it visit the website www.stradivarius.it 

 

www.stradivarius.it